Quando l’editoria non era solo far libri
Ma voglio dire di un’altra precipua dote di Giulio Bollati. in base alla quale egli mi fu maestro di comportamento: l’attenzione e il rispetto degli altri. [...] Bollati mi insegnò, più con l’esempio che a parole, a guardare gli altri: nel senso proprio di osservarli dentro, esaminandone gli atteggiamenti e vagliandone le reazioni, per meglio adattare le mie alle loro. E poi mi esortò, ma sempre nei fatti, a una maggiore discrezione nel loro confronti. Per lui il riguardo che si doveva ai nostri simili era la prova , prim’ ancora che di buona educazione, di un vero e proprio discernimento. Tollerava male gli intemperanti. Uno degli aggettivi che aveva per lui la connotazione più negativa era “distratto”. che voleva dire...
Nulla cambia, è solo un alternarsi di bianchi e neri.
Niente è cambiato, e tuttavia tutto esiste in un’altra maniera. Non posso descriverlo, è come la Nausea e tuttavia è esattamente l’opposto: finalmente mi capita un’avventura e se m’interrogo vedo che mi capita e che sono io che sono qui; sono io che fendo la notte, sono felice come un eroe di romanzo. Sta per accadere qualcosa: nell’ombra di via Basse-la-Vieille qualcosa m’attende: laggiù, proprio all’angolo di quella via calma, comincerà la mia vita. Mi vedo avanzare con una sensazione di fatalità. All’angolo della via c’è una specie di paracarro bianco. Di lontano sembra perfettamente nero, e ad ogni passo tende un po’ più al bianco. Questo corpo oscuro che schiarisce a poco a poco mi fa...
Ma che belle costruzioni vengono fuori!
Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo? E ch’io possa conoscervi, se non vi costruisco a modo mio? E voi me, se non mi costruite a modo vostro? Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma. Ma che conoscenza può essere? è forse questa forma la cosa stessa? Sì, tanto per me, quanto per voi; ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo. Eppure, non c’è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi...
La mia risposta a chi ha osato troppo……
“Chi vive, quando vive, non si vede: vive…… Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce, la trascina.” Da ” La carriola” in Novelle per un anno di Luigi Pirandello
Antico e romantico…..
“Vedere nel bel mezzo della notte, nel luogo più bello del mondo, la persona adorata, vederla a sua insaputa e tutta presa da cose che si riferivano a lui e all’amore che ella gli nascondeva, ecco quanto nessun altro amante ha mai provato e immaginato.” La principessa di Clèves di Madame de La Fayette
Una frase….!
Sembra quasi che se metti la musica (e i libri, probabilmente, e i film , e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio , e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finchè non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice , dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo…….. NICK HORNBY ( Alta Fedeltà)
