Leggo…dunque sono
Alessia’s Blog
Eccolo qui……dopo un pò di tempo….”Gasparrino” torna fra noi!
Ripubblico il racconto scelto al concorso 8×8!!
Gasparrino
“A casa siamo in sei, mamma, papà, io, Raffaele, Rosaria e Gasparrino. Non ci stanno molti soldi; mamma sta in casa e papà lavora, ma abbiamo un giardino bello e con tanti alberi di arance. Nel giardino ci sono le galline e puzzano le galline, ma a me piacciono perché quando non ci stanno più papà va al mercato e compra i pulcini. Piccoli, ma così piccoli che per riscaldarli papà ci mette le lampade.
Delle volte hanno così tanto freddo che si mettono uno sopra l’altro e papà urla: “Gasparrì spustall spustall ca si nò morn”.
Gasparrino vuole bene a papà.
Una volta si era ammalato papà e quando erano arrivati i pulcini non li aveva visti così Gasparrino senza farsi vedere ne aveva nascosto uno nella giacca e lo aveva portato a casa da papà.
Io e Rosaria andiamo sempre nel giardino dopo la scuola, ci piace giocare alle tombe. Pigliamo la terra , quella morbida e nera e i fiori gialli, quelli piccoli piccoli che stanno sotto il muro del vicino, quelli che profumano come la zia Mariolina e giochiamo a sotterrare qualcuno. A casa mamma tiene sempre i vestiti neri, mio fratello, il Gaspare prima di questo è morto due mesi fa.
Poi quando ci scocciamo io e Rosaria andiamo a vedere le galline, ma puzzano, puzzano troppo e per questo viene sempre il vicino, quello basso basso, con le unghie pulite pulite , con il giardino che si ci mangia pure e sgrida papà e gli dice che chiama e’ gguardie e o fa chiur’, così dice, sempre così”.
Si stava fissando le sue vecchie adidas già da diversi minuti, e da diversi minuti ormai non diceva più neanche una parola. L’aveva portata lì perché gli avevano detto che era un posto romantico, che nessuno li avrebbe disturbati, ma in realtà c’era una grande confusione; i ragazzini usciti di scuola da poco continuavano a parlottare fra loro di sotto, si parlava di ragazze e di baci…!
Pensò di alzarsi e urlare a quei quattro mocciosi di stare un po’ zitti, perché mentre loro sparavano cavolate, di sopra si decidevano le sorti di un ragazzo, e di quello che poteva essere il suo destino con la ragazza al suo fianco a cui aveva appena detto: “ti amo”!
Ma, così non fece, non si alzò, rimase lì in silenzio, continuò a fissarsi le sue scarpe un po’ vecchie aspettando ancora un po’… aspettando e aspettando!
Finalmente dopo qualche altro minuto, lei decise di dire una parola, una sola: “Perché?”
“Perché io non ho mai amato nessuno, ora amo te e dovevo dirtelo!La tua comunque, non mi sembra una domanda molto appropriata, non c’è altro che vuoi dirmi?”
Lei non disse nulla, lo abbracciò, solo perché il suo odore era sempre stato dolce e sicuro, come i suoi abbracci, lunghi e caldi!!
Ma non lo amava, questo era certo, almeno non come lui amava lei. Una volta si era beccata un rapporto dalla sua professoressa di storia dell’arte però; perché aveva passato l’intera ora fuori con lui, in bagno, a fumare e a parlare di tante cose, cose che adesso non riusciva neanche a ricordare. Quando le aveva fatto quel cd così bello gli aveva dato un bacio sulla guancia, e la notte di Halloween aveva cercato di spassarsela con lui su un muretto fuori al pub, ma dopo era stata male, perché sentiva di aver sbagliato, soprattutto visto che la domenica dopo aveva appuntamento con un tipo carinissimo che finalmente le aveva detto di volerle parlare.
Eppure lui c’era…sempre, quando tutto il mondo spariva, lui c’era e adesso la stringeva di nuovo… come quella volta sulle scale della scuola. Aveva la felpa bianca che lei adorava e le aveva appena dato un libro con dentro una lettera;
”La neve cade sui cedri”, il titolo del libro almeno lo ricordava ancora, però non lo aveva mai finito, perché poi avevano litigato e lei glielo aveva restituito!
Lui era tornato ancora una volta anche dopo quella volta, perché lei lo aveva chiamato in lacrime da Parigi dicendogli che gli mancava….e lo aveva fatto per tre giorni di seguito…..
E così lui era tornato, avevano fatto la pace, a modo loro e ripreso il tran tran quotidiano, fatto di telefonate, lunghe e divertenti, e di abbracci rubati; ma baci mai, quelli erano come sconosciuti, non che lui non volesse…anzi….ma era lei, così convinta di non saper baciare, da farne un problema insormontabile!
C’erano state tante ragazze prima di lei, carine e disponibili, che si erano concesse con facilità…ma lui non le aveva mai amate….mentre a lei aveva addirittura disegnato la piantina della casa di una di loro, quella di Roma, solo perché lei lo aveva preteso…..Le aveva raccontato tutto, nei minimi dettagli e lei lì ad ascoltare e a domandarsi: perchè? perché non riusciva ad amarlo come loro avevano amato lui.
Però ridevano tanto assieme. Ma era facile ridere con lui, perché era così divertente scoppiare a ridere quando la guardava, soprattutto perché ogni volta che lui la fissava poi…..rideva! Una sera l’aveva portata a casa sua, quando i suoi non c’erano….ma le aveva fatto vedere solo i gattini….e poi l’aveva riaccompagnata!
Lei non gli aveva mai detto però che durante il viaggio di ritorno aveva tremato tutto il tempo!
Non lo aveva mai amato e naturalmente non lo amava adesso, che la scuola era finita, avevano entrambi scarpe nuove e la vita vera aveva preso il sopravvento, ma pensava a lui molto spesso e quando dopo tanti anni finalmente era riuscita almeno a dirgli che le dispiaceva, lui si era acceso la sua solita sigaretta e con un occhio socchiuso dal fumo…le aveva detto solo di non pensarci, che allora erano piccoli.
Lei gli aveva detto che erano anche molto stupidi, e lui le aveva ripetuto: “no, eravamo solo molto piccoli!”
Quando immagino me stessa fra 10 anni vedo una stanza bianca, tanti libri, uno sgabello alto di legno scuro, sento la mia voce che legge qualcosa, il silenzio di molte persone che ascoltano e respirano piano, il cuore che mi pulsa nella gola e l’odore acre della carta riciclata dei libri, quella che ha tutte le sfumature del grigio e che al tatto è ruvida.
Il mio sogno si tinge di malinconia quando i miei progetti per un motivo o per un altro vanno in fumo, vedo possibilità che se ne vanno, sento la certezza, quella che paralizza lo stomaco, che tutto questo non succederà mai.Non esiste un modo per afferrarlo, è un mondo fatto di essenza e come tale sfuggente, però è quello che più mi rende felice e mi soddisfa, è l’unica cosa che voglio essere perché è l’unica cosa che sono.
Chi non ha mai aperto un libro e infilato il proprio naso dentro e ispirato a fondo, non lo sa che è come sentire l’odore della propria pelle.
Chi non ne ha mai guardato le pagine lucide in controluce, non lo sa che è come guardare una cosa perfetta.
Chi non li ha mai sentiti come li sento io non lo sa che i libri delle volte possono farti compagnia.
Lo scrivere è una maturazione, un primo passo verso coloro che credi ti abbiano dato tanto:i tuoi autori, che diventano parte di te.Io mi siedo per scrivere solo quando sento un certo languore allo stomaco, è lì quando meno me lo aspetto e mi aiuta ad alzarmi , a lasciare tutto quello che sto facendo….,.è un bisogno forte, è dipendenza…..!
Un libro quando lo leggi può commuoverti, può aiutarti a pensare….scrivere invece può essere distruzione delle volte, mi sfinisce perché è come se qualcuno afferrasse un po’ di me è cercasse di trascinarla via, scrivere di chi si ama è come morire….quel ricordo la scrittura te lo porta via e se ne appropria.
Però è la sensazione più vera e più intensa che esista…..perchè è creare….scrivere è proprio creare!
Creo qualcosa di mio ogni volta e creo qualcosa di unico che nessuno potrà mai modificare….e ne smusso gli angoli e l’aspetto ogni volta cambiando accenti e punteggiatura.
E poi delle volte la scrittura ti regala qualcosa di strano….quando pensi che in realtà siano solo parole, solo allora ti ferisce, perché solo allora ti regala il suo pregio più grande…..la gioia negli occhi di qualcuno. Quello che credevi essere solo un tuo sfogo personale diventa verità per altri. Ti guardano per cercare di capire come sia possibile che tu gli abbia letto dentro così intensamente….è per quello è solo per quello, quella gioia…..è la convinzione profonda…è il motivo per cui continuo a sognare e a vedermi fra 10 anni sempre e solo nello stesso posto.E quando la mia visione sbiadisce, e spesso succede….io penso solo a quella gioia, penso a lei intensamente e riesco a sentire l’odore acre delle pagine sempre più forte , sempre più intenso…..
A ripensarci oggi, credo fosse destino che ci incontrassimo!
Grosso, simpatico, occhi piccoli e gambe corte e brillante!!!
Doveva esserci per forza nella mia vita…..!
Aveva sfidato più di una volta la mia pazienza e le mie ristrette tasche…..guardandomi con aria di sfida da dietro quel vetro, era lì immobile e mi fissava……attonito, in attesa che facessi io la prima mossa!
Bhe, del resto in tempi di crisi…..non poteva fare diversamente!
Era possibile riflettersi in tutta la propria persona sulla sua pancia e sulle sue orecchie quasi come fosse uno specchio e aspettare che in modo del tutto indifferente…..ti restituisse la tua immagine deformata da rotondità….che sì, in tempi di crisi qualcuno avrebbe giudicato una vera……. Scommessa.
Eppure , adesso tutto quel riposto senso di colpa sembra svanito, e il fatto stesso di aver ceduto a quel “lusso casalingo”, mi restituisce un’ immagine di lui e del suo splendore del tutto diversa. Dalla mensola più alta della mia libreria, mentre riflette tutto ciò che lo circonda……mi appare per quello che in realtà è:
Laccato in splendido color argento, con le zampine gommate e la coda e le orecchie a punta, il musino tenero e gli occhi piccoli, con la sua elegante e rifinita fessura sulla schiena…..un porcellino salvadanaio!
In tempi di crisi mi chiede solo di nutrirlo!
PS: Giusto per vedere cosa succede…….!!!Ho detto che l’avrei pubblicato e una promessa è una promessa!!
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