“A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grossman

“A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grossman è il testo con cui con molta fatica……dopo mesi di silenzio torno alle mie recensioni. E’ un onore…….come lo è stato leggerlo….perchè se incappi come ho fatto io nell’ordine perfetto delle sua lettura allora è possibile credere che ci sia un qualcosa di misterioso che avvolge testi come questo….tomi di 800 pagine che si leggono con la facilità con cui si può leggere “Il piccolo principe” senza perdersi neanche un passaggio.
Questo libro è la storia dell’amore (mi piace dire che non sia la storia di nessun amore in particolare!!!)……quello che supera tutto, quello che quando si è ormai convinti che vincerà poi…… finisce per perdere!
E’ la storia di Orah, del suo amore per Avram, di quello per suo marito Ilan e soprattutto di quello per suo Figlio Ofer…….
Avram, Orah e Ilan si conoscono appena sedicenni durante la quarantena fatta in un ospedale militare nel periodo della guerra dei sei giorni……e tutta la prima parte di questo libro è solo un dialogo fra loro, un terreno creato per farti credere che il peggio sia ormai passato……..poi viene tutto il resto! L’oggi per Orah che intanto ha sposato Ilan……è quello di una donna che deve accettare che il figlio parta nuovamente per la guerra nonostante fosse ormai in congedo dalla leva……e così come se fosse solo un altro breve passaggio….comincia il viaggio….quello vero…..quello che per più di un mese anche io ho fatto, quello che mi ha fatto piangere e mi ha fatto ridere, quello che fa riflettere e non fa dormire!
Il viaggio che Orah doveva fare con Ofer….finisce per farlo con Avram…….per cercare di esorcizzare la possibilità di una telefonata terribile da cui lei sa di non poter scappare…la telefonata che tutte le madri hanno il terrore di ricevere….quella che annuncia che nonostante tutto il loro figlio non tornerà a casa. E così raggiunge Avram……lo convince , lo tira fuori dal suo mondo fatto di passato….un passato di torture, e dolore e lo porta con se. A questo punto…parlare del resto è impossibile……perchè significherebbe smembrare in maniera grossolana un lavoro delicato e minuzioso fatto da un grande scrittore!
Il viaggio diventerà la ricerca di una meta…..quella dolce e unica dell’essere genitori……diventerà la scoperta che quello che si credeva morto e sepolto in realtà è vivo, diventerà amore…….perchè in questo libro c’è tanto amore…….di quello puro che colpisce per quanto sembri invincibile…..un amore che è tanto forte quanto inutile…..molte volte, diventerà riflessione che diventerà speranza!!!!
Quando sono arrivata alla fine di questo libro……ho capito quanto mi sarebbe mancato, poi ho girato l’ultima pagina e ho capito perchè…..pochi autori lo fanno anche se è una cosa che io adoro….pochi si espongono fino a questo punto…..ma sono stra convinta che senza quella precisazione che chiude definitivamente il libro…..niente si sarebbe consolidato nella mia mente come poi è stato…nulla sarebbe riuscito a dissolvere anche gli ultimi dubbi…..perchè un autore è tale solo perchè ha vissuto la sua vita in un determinato modo……per cui se una volta letta l’ultima pagina ( e vi assicuro che non è assolutamente complicato arrivare fin lì!!!!!)…..e capito quello che c’era da capire vi verrà voglia di ritornare alla prima pagina……e con tristezza leggerete la dedica iniziale……sbadatamente trascurata all’inizio……non rimproveratevi di non aver capito prima…..ma rendetevi conto di aver appena fatto un viaggio nella vita reale, nella vita di qualcuno che ha tentato di esorcizzare quella che più temeva e suo malgrado……..non ci è riuscito!!!!!
Buona lettura a tutti…….buona lettura davvero…..!!!!!

anch’io ho gioito e sofferto con orah, l’ho sentita vivissima nel mio cuore e nella mia anima. nello stesso modo abbraccio mio figlio, che pure non partecipa a nessuna guerra. credo che non potrei sopravvivere alla morte di uno dei miei figli
Orah, Avram e Ilan sono personaggi indelebili nella memoria, una volta che attraverso la lettura di questo meraviglioso libro, si impara a conoscerli. Attraverso dialoghi serratissimi e intensissimi,Grossman tratteggia i caratteri dei protagonisti, servendosi di impeccabili excursus e flussi di coscienza, grazie ai quali si dispiegano le tormentate vicende dei personaggi.
L’autore sembra prenderci per mano e condurci nei sui territori,facendoci assaporare i colori e gli odori della sua terra, dilaniata da una guerra, in cui non interessa sapere chi sia il “buono” e il “cattivo”. Ciò che importa sapere è il terrore derivante dalla consapevolezza che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo.
Nonostante incomba sullo sfondo lo spettro della morte,questo libro è un inno alla vita e all’amore che va oltre qualunque atrocità e aberrazione.
Delicatissima la sensibilità di Grossman,nel descrivere l’ansia di una madre per le sorti di un figlio in guerra. Grossman ha la capacità di descrivere la maternità, nel suo senso più profondo, quasi animalesco,con una consapevolezza tale da far dimenicare al lettore che le mani che hanno scritto quelle pagine siano di un uomo.
Il personaggio di Orah è eterno, come il dolore dello scrittore. L’ultima pagina del libro, estrapolata dall’orazione funebre tenuta da Grossman per suo figlio, suscita una profonda, reale commozione.